Mettere al lavoro la Carta di Roma

Nello spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Carta di Roma aspira ad avere una risonanza globale, accettando, allo stesso tempo, la sfida che ciò implica in un mondo caratterizzato da un’immensa diversità culturale. Per questo motivo, la Carta vuole essere breve e, almeno nelle sue intenzioni, chiara. Non è uno strumento giuridico, ma una guida pratica per uno sviluppo culturale sostenibile.

L’identificazione di cinque capacità culturali interdipendenti offre una solida base concettuale per affrontare il tema della relazione tra Stato e persone nell’ambito delle politiche e della pianificazione culturale.
Questo capitolo propone riferimenti contestuali, domande per sviluppare politiche culturali e indicazioni sul tipo di azioni per i policy-maker. Operando in tal senso, indubbiamente, questo capitolo non può riflettere tutte le specificità e i contesti culturali, e certamente non tutte le sue indicazioni saranno applicabili o significative ovunque. Questa guida si fonda sulla Carta stessa al fine di suggerirne alcuni percorsi di interpretazione, di sviluppo e di cooperazione tra enti pubblici,
attori culturali e cittadini.

La Carta di Roma vuole stimolare reazioni e risposte prima di tutto da parte dei leader e dei decisori politici delle amministrazioni locali e delle istituzioni culturali. È aperta all’impegno sia dei comuni che degli enti pubblici come musei, teatri o gallerie.
In entrambi i casi pone le stesse domande chiave:

  • Cosa ciascun individuo è in grado di fare e di essere nella vita culturale?
  • Come le capacità di ognuno di scoprire, creare, vivere e godere, condividere e prendersi cura della cultura possono essere abilitate?

Le risposte a queste domande saranno diverse da Città del Messico a Città del Capo, da Delhi a Roma, così come saranno diverse nelle città con milioni di persone piuttosto che in quelle zone rurali con migliaia o centinaia di abitanti. Le differenze
sono legittime e riflettono le specificità e la diversità delle culture e delle condizioni locali. Il terreno comune – l’impegno universale – risiede nel riconoscere che la finalità dello sviluppo è quella di creare un ambiente che permetta a tutte le persone di godere di una vita lunga, sana e creativa e, nel fare questo, che non lasci nessuno indietro.

Il background della Carta: Il Capability Approach (CA) alla cultura

La vera ricchezza di una nazione sono gli individui che la compongono. E l’obiettivo dello sviluppo è quello di creare un ambiente che consenta alle persone di godere di una vita lunga, sana e creativa. Questa semplice ma potente verità è
troppo spesso dimenticata nel perseguimento della ricchezza materiale e finanziaria.

Mahbub ul Haq, 19901

L’economista Mahbub ul Haq scrisse queste parole nel primo Human Development Report dell’ONU, pubblicato nel 1990. Nei trent’anni trascorsi da allora Amartya Sen, Martha Nussbaum ed altri, hanno teorizzato che l’obiettivo principale
di un governo è quello di rafforzare le capacità personali.
Questa teoria è stata saldamente messa in pratica, sebbene sia criticata e ancora lontana dall’essere applicata a livello universale. Il Capability Approach (CA), come è solitamente definito, è un’idea potente perché è un concetto chiaro, flessibile e che risponde ai diversi desideri delle persone. Nel 2009, Sen l’ha spiegato come: “Una disciplina intellettuale che riconosce il ruolo centrale del valore delle conquiste e delle libertà di una persona, in base alla sua effettiva capacità di essere o di fare tutto ciò che essa ritenga importante nella sua vita.”2

Ciò che conta per noi è l’essere in grado di fare ciò a cui diamo valore. Il Capability Approach affonda le sue radici nei diritti umani e nella giustizia sociale, e si domanda, attraverso le parole di Nussbaum: ” Cosa ciascun individuo è in grado di fare e di essere nella vita culturale?”.3
Questa domanda è centrale nel rapporto tra le persone e la cultura, quell’ambito di «costruzione di significato» così potente, soggettivo e universale.
La cultura è un diritto umano fondamentale, sancito dall’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tutela il diritto di ciascuno a partecipare alla vita culturale della comunità e a vivere e godere delle arti. Questa idea è il fondamento della politica culturale, ma è anche un fattore culturale che riflette i suoi creatori, il loro contesto e il loro tempo.

Come framework di riferimento per la politica e la pianificazione culturale, la Carta di Roma 2020 si interroga su come l’Articolo 27 possa essere una realtà che migliori la vita delle persone.

In questo contesto il Capability Approach è così prezioso perché permette di chiedersi cosa possono fare lo Stato e le sue istituzioni per garantire che le persone abbiano le capacità per compiere le proprie scelte. E la cultura, più di ogni altro ambito del benessere umano, è una questione di scelte.

Forte del lavoro intrapreso da UCLG con Agenda 21 per la Cultura e confrontandosi con l’esperienza e con le sfide di una città come Roma, la Carta definisce cinque capacità interdipendenti e che si rafforzano vicendevolmente, ognuna delle quali può sembrare più o meno importante in momenti diversi, in situazioni diverse e a persone diverse. Come le persone scelgono di utilizzare le loro capacità è una questione individuale: la diversità è una costante della cultura, non spetta allo Stato o alle sue istituzioni decidere.

La cultura è, e deve sempre essere, una questione di libera scelta, altrimenti è una minaccia alla dignità umana. Ma questa scelta, come in modi diversi hanno spiegato ul Haq, Sen e Nussbaum, dipende dalla capacità di sviluppare le potenzialità di essere attore all’interno della vita culturale di una comunità.

1 Mahbub ul Haq, Human Development Report 1990, UNDP, p. 9
2 Amartya Sen, cited in Ingrid Robeyns, Wellbeing, Freedom and Social Justice: The Capability Approach Re-examined, Cambridge: Open Book Publishers 2017, p. 7
3 Martha C. Nussbaum. Creating Capabilities, The Human Development Approach,Harvard: The Belknap Press, 2011

Le capacità culturali della Carta di Roma 2020

Scoprire

SCOPRIRE le radici culturali, in modo che ognuno possa sentire proprio il patrimonio, l’identità e il posto che occupano nella città, e insieme comprendere tutto ciò negli altri
Da bambini, scopriamo contemporaneamente il nostro mondo e la nostra cultura. In realtà scopriamo il mondo attraverso le lenti culturali della famiglia, della comunità e della società. I fondamenti dell’identità si stabiliscono presto e con essi una serie di codici e di comportamenti che rispecchiano il sistema di valori di chi si prende cura di noi. In questa fase, grazie a una guida adeguata, impariamo a scoprire, rispettare e apprezzare le culture di persone di altre origini e tradizioni. I giovani hanno bisogno di aiuto per acquisire le conoscenze necessarie alla scoperta culturale, ma l’apprendimento è un processo che dura tutta la vita e riguarda anche lavoratori e pensionati.
In che modo le politiche e i programmi possono sollecitare le capacità personali per scoprire la cultura? Tra le possibilità vi sono:

  • Proteggere i diritti culturali di tutti, in particolare delle minoranze e delle popolazioni indigene
  • Integrare la prospettiva delle donne, dei bambini e dei giovani nelle politiche culturali
  • Inserire l’educazione artistica e culturale nel programma di studio di base per tutte le età
  • Garantire agli adulti un’istruzione accessibile e un apprendimento lungo tutto l’arco della vita
  • Richiedere alle istituzioni culturali e alle università di offrire programmi differenziati di istruzione e di accesso
  • Pianificare una programmazione inclusiva in grado di riflettere uno scenario composto da diverse espressioni culturali
  • Riconoscere la diversità culturale, a livello locale e globale, come una risorsa preziosa e rinnovabile

Vivere e godere

VIVERE E GODERE le risorse e gli spazi culturali della città, così che possano essere per tutti fonte d’ispirazione, di crescita e rigenerazione
La gente ama la cultura perché dona soddisfazioni intense e variegate. Può farci ridere, o commuovere fino alle lacrime, riunirci nei momenti di condivisione, consolarci nella solitudine, suscitare curiosità, informare ed educare. Stimola la nostra mente e il nostro corpo e può trasformare il modo in cui vediamo noi stessi e il mondo che ci circonda. Ma la capacità di godere della cultura non deve essere data per scontata. Ci sono barriere finanziarie, geografiche, sociali e, paradossalmente, anche culturali da superare. La scoperta è un percorso vitale per la fruizione; sono quindi necessarie politiche che garantiscano che tutte le persone si sentano benvenute nella vita culturale, formale e informale, della loro città.

In che modo le politiche e i programmi possono sollecitare le capacità personali per vivere e godere la cultura? Tra le possibilità vi sono:

  • Garantire prezzi, orari e politiche di apertura che garantiscano a tutti l’accesso ai luoghi della cultura
  • Supportare un ventaglio più ampio possibile di attività ed espressioni culturali
  • Eliminare le disuguaglianze nell’accesso e nella partecipazione alle attività culturali
  • Sostenere le attività culturali a beneficio delle persone fragili e svantaggiate
  • Innovare la fruizione della cultura, rendendola accessibile attraverso il mondo digitale
  • Prevedere mezzi di trasporto pubblico che facilitino l’accesso ai siti e alle esperienze culturali

Creare

CREARE espressioni culturali, così che possano essere parte della vita della città ed arricchirla.
Il crescere della partecipazione culturale e, soprattutto, il riconoscimento della sua importanza, stanno mettendo in discussione quelle idee antiquate sul concetto di produzione artistica professionale fatta per «intenditori». La linea di demarcazione tra artisti professionisti e non professionisti è diventata più sfumata. Molte persone che scoprono e amano l’arte vogliono produrla. Poter studiare arte e cultura è spesso il passo successivo verso la creazione, sia per piacere, sia per motivi sociali, o per intraprendere una carriera professionale. Tutte queste attività arricchiscono l’ecosistema culturale di una comunità. È vitale far sì che tutte le forme di creazione e di diversità culturale siano rispettate, ma anche la capacità di creare deve essere equamente distribuita. La cultura prende la sua forza alimentando un ecosistema creativo nel quale ogni persona possa realizzarsi ovunque voglia.
In che modo le politiche e i programmi possono sollecitare le capacità personali per
creare la cultura? Tra le possibilità vi sono:

  • Garantire un accesso equo all’istruzione e alla formazione nelle
    professioni artistiche e culturali
  • Sostenere l’apertura di spazi dedicati alla creazione artistica ad uso della
    popolazione locale
  • Creare programmi di formazione d’arte per i giovani
  • Incoraggiare le scuole superiori e le università a sostenere la ricerca, la
    formazione e la creazione artistica
  • Incentivare politiche occupazionali e fiscali che sostengano chi lavora
    nella cultura
  • Promuovere politiche a sostegno dell’attività culturale informale, sociale e
    amatoriale

Condividere

CONDIVIDERE culture e creatività, per arricchire e rendere più profonda la vita sociale e democratica.
L’arte esiste quando viene riconosciuta. È essenzialmente un mezzo di trasmissione, un modo per comunicare idee, sentimenti, convinzioni e valori, soprattutto quando sono troppo complessi, vaghi, incerti o imprecisi per essere trasformati direttamente in parole. La capacità di portare la propria cultura agli altri – agli amici, ai vicini e agli abitanti della propria città – è quindi essenziale per partecipare alla vita culturale. Il dibattito e l’esplorazione nell’arte, nella scienza, nella filosofia o nella vita sociale, sono la vita culturale stessa. È nel condividere le proprie tradizioni e creazioni culturali, che gli individui e le comunità diventano visibili nella città, ottengono riconoscimento e creano dialogo con gli altri.
In che modo le politiche e i programmi possono sollecitare le capacità personali per
condividere la cultura? Tra le possibilità vi sono:

  • Creare piattaforme culturali inclusive di diversi tipi e dimensioni (anche
    online)
  • Supportare gruppi e comunità a portare il proprio lavoro negli spazi
    pubblici
  • Aprire la programmazione delle istituzioni e dei luoghi della cultura alle
    realtà locali
  • Garantire che gli staff e i consigli di amministrazione riflettano la diversità
    culturale e sociale della comunità
  • Sostenere la cooperazione, gli scambi, le reti e i network culturali
    internazionali

Prendersi cura

PRENDERSI CURA delle risorse culturali comuni della città, affinché tutti possano beneficiarne, oggi e negli anni a venire.
Le risorse culturali non sono statiche. Il loro significato e il loro valore cambia con il mutare della società. La legislazione dei Beni Culturali protegge tutto ciò che è patrimonio tangibile e intangibile, l’universalmente riconosciuto e anche l’impopolare
o l’incompreso. Se non riusciamo a preservare e trasmettere la nostra cultura, le altre capacità hanno poco significato. Ma nessun diritto culturale può essere esercitato contro quello di altri. La negoziazione democratica è la nostra migliore
risorsa per gestire conflitti, poiché ci richiede di comprendere e accettare le altre culture, di discutere il valore del patrimonio culturale materiale e immateriale e, infine, di fornire una legislazione e misure adeguate che ci consentano di affrontare le nuove sfide che ci si presenteranno come umanità unica.
In che modo le politiche e i programmi possono sollecitare le capacità personali per
prendersi cura della cultura? Tra le possibilità vi sono:

  • Proteggere giuridicamente il patrimonio culturale materiale e immateriale
  • Includere le considerazioni e le analisi culturali all’interno del lavoro dei
    governi locali
  • Considerare riflessioni e impegni concreti in relazione al cambiamento
    climatico
  • Sostenere il lavoro di coloro che si battono per la difesa dei diritti culturali
  • Promuovere l’accesso alla formazione e alle risorse in materia di
    conservazione, documentazione e archiviazione
  • Sensibilizzare il dibattito pubblico sulla gestione e sul significato dei siti
    culturali, dei monumenti e degli elementi del patrimonio materiale e
    immateriale

Se non lo hai ancora fatto, leggi qui la Carta di Roma 2020